Nadia Terranova
Nadia Terranova

Nadia Terranova, la lettura come metodo per elaborare la vita

Benvenuta Nadia tra le pagine de ilRecensore.it, la rivista letteraria pensata per tutti i protagonisti di questa meravigliosa passione che è la lettura

Nadia Terranova

Nadia Terranova

Nata a Messina nel 1978, vive e lavora a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia a Messina e il dottorato a Catania, nel 2003 si trasferisce a Roma. Qui si dedica alla stesura del suo primo romanzo, Gli anni al contrario, pubblicato nel 2015 da Einaudi. Il romanzo è accolto positivamente da pubblico e critica vincendo numerosi premi, tra cui il Bagutta Opera Prima, il Premio Brancati, e l’americano The Bridge Book Award

Nella sua produzione letteraria la Terranova alterna romanzi classici a libri per ragazzi. 

Il 25 settembre del 2018, per Einaudi, è uscito il romanzo Addio fantasmi, che nel dicembre dello stesso anno viene inserito tra i migliori dieci libri del 2018 nella classifica di qualità della rivista culturale La Lettura (inserto domenicale del Corriere della Sera). Il romanzo è stato nella cinquina finale del Premio Strega 2019

Suoi racconti sono stati pubblicati in antologie edite da Baldini & Castoldi, Laterza, Utet. Collabora settimanalmente con varie testate tra cui La RepubblicaIl FoglioTuttolibri e Linkiesta. È stata coautrice del programma radiofonico Pascal condotto da Matteo Caccia su Radio Due. È tra i docenti della Scuola del libro di Roma.

Da novembre 2020 è la curatrice di K, la rivista letteraria de Linkiesta. 

Dal 2021 ha una rubrica su Vanity Fair, “Sirene”, in cui racconta storie di donne contemporanee.

Nel 2022 vince con Trema la notte la XXI edizione del Premio letterario nazionale Elio Vittorini

Quello che so di te di Nadia Terranova

Quello che so di te, Milano, Guanda, è il suo recente romanzo, quello più personale e più intenso, ci interroga sul potere della memoria, individuale e collettiva, e sulla nostra capacità di attraversarla per immaginare chi siamo.

Quello che so di te rappresenta un punto di svolta nella produzione letteraria di Nadia Terranova. Rispetto ai suoi precedenti lavori, questo romanzo si distingue per il suo tono più meditativo e per l’ambizione di affrontare tematiche complesse e sfaccettate. È un’opera che solleva dubbi, incuriosisce e conduce il lettore a una profonda riflessione, spingendolo a interrogarsi sul peso della memoria e sul significato del dolore.

1.“Quello che so di te” si concentra sulla figura di tua bisnonna Venera. Come è nato il desiderio di raccontare la sua storia?

«Ho cercato dentro questa donna quello che di universale aveva la sua storia ovvero l’internamento delle donne nel ‘900 »

2. La memoria è uno dei temi centrali del romanzo. Che rapporto hai con il passato e con il concetto di ricordo?

«La memoria per me esiste solo in quanto creatrice di futuro. Ha senso ricordare se ci aiuta a guardare al futuro»per me la sfida più grande è stata tenere un linguaggio unico mentre intrecciavo generi e linguaggi diversi in realtà

3. Nel libro affronti il tema del disagio mentale e il modo in cui veniva vissuto in passato. Come hai lavorato per rendere questo argomento così autentico?

«Ho cercato la soglia la patologia è la normalità tutte le patologie hanno una storia di normalità al di qua delle quali non possiamo sentirle e spedirle forse immaginare cosa si prova quando si passa»

4. La struttura del romanzo è non lineare e intreccia diversi generi narrativi. Qual è stata la sfida più grande nella sua costruzione?

«Per me la sfida più grande è stata tenere un linguaggio unico mentre intrecciavo generi e linguaggi diversi»

5. Rispetto ai tuoi precedenti romanzi, questo sembra essere più meditativo e complesso. Cosa ti ha spinto a cambiare registro?

«In realtà ho sempre scritto dei romanzi che erano molto meditati , in cui c’era una complessità che a volta era restituita dalla lingua, a volte dalla trama. Ho cambiato registro per ogni storia che ho inventato e per ogni storia che ho costruito perché credo che ogni libro abbia il suo registro»

6. Venera è un personaggio che, pur essendo storicamente reale, si presta a una riflessione comune sul dolore e sulla resistenza. Dal personale all’universale, passando per la propria storia personale, c’è una scrematura che hai dovuto operare, oppure hai lasciato che tutto si scrivesse liberamente?

«C’è sempre una scrematura, quando si scrive si opera una selezione, si distorce, si cambia …è la scrittura stessa spingerti a cambiare»

7. La scrittura intima e umana è una cifra distintiva del tuo stile. Quanto è stato difficile mantenere questo tono trattando temi così impegnativi?

«L’umanità per me è letteraria. La cifra umana e la cifra del letterario in qualsiasi tema si affronti va tenuta»

8. Il romanzo solleva molte domande, alcune senza risposte definitive. È stato un intento deliberato lasciare al lettore il compito di completare il percorso?

«Certo, il lettore può completare il libro e fare il suo 50%»

9. Hai svolto un lavoro di ricerca per ricostruire la figura di tua bisnonna. Quali sono state le scoperte più inaspettate e significative?

«Le scoperte sono tante anche di una figura molto difficile da ricostruire e da fare di vivere. Uno degli aspetti più interessanti è stato scoprire che esistono tante verità. Questa è stata la scoperta più inaspettata»

10. Parliamo dei padri che hanno solcato questa storia…

«Non si può raccontare una storia di madri senza raccontare anche una storia di padri, completano il quadro familiare che è necessario per capire come sono andate determinate dinamiche»

11. Se dovessi descrivere “Quello che so di te” in una frase, quale sceglieresti?

«Sceglierei un passaggio del libro in cui si dice che spero che tutte le pazze, le internate, le uterine e le balzane invadano questo nostro mondo e lo colonizzino»

12. Infine chiudiamo con due inviti che rivolgiamo a tutti. Tre libri che secondo te tutti dovrebbero leggere e un autore da scoprire o riscoprire.

«Vorrei che tutti leggessero sono lLe botteghe color cannella di Bruno Schulz , Quaderno proibito di Alba di Cespeden e direi probabilmente Una stanza tutta per sé e di Virginia Wolff. Sarebbe bello se tutti oggi leggessero come autrice riscoprissero Luisa Adorno»

13.  “Non abbiate timore dell’assurdo; non indietreggiate dinanzi al fantastico” diceva Karen Blixen. Lasciaci con un pensiero che senza cadere nelle trappole della speranza o della disperazione ci aiuti a mettere in fila i nostri passi anche domani.

« Non so che cosa aiuti poi singolarmente a uscire dalla disperazione, per me un buon modo di elaborare è sempre leggere leggere leggere e leggere.»

Grazie mille per la disponibilità. 🙂

Autore

  • Patrizia Picierro

    Socia fondatrice della Rivista ilRecensore.it SEO Content Creator, traduttrice, Blogger e firma di interviste e recensioni su vari siti letterari. Cresciuta a Goethe e cioccolata, ho trascorso gran parte della vita tra l’Italia, la Germania e la Francia, apolide nel Dna tanto quanto nel Pensiero. Gli studi classici prima e Scienze Politiche poi, hanno sviluppato il mio senso critico, sfociato poi nella mia vita da BookBlogger. Sono sempre in cerca della storia perfetta. In borsa porto Joyce e Jackson, le penne che compro in giro per il mondo e tanta passione.

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