Ciao Mariangela, innanzitutto ti voglio dare il benvenuto su questa nuova rivista letteraria che vuole fornire contenuti di alta qualità ai propri lettori e voce a tutti coloro che compongono la filiera dell’editoria.
Editori, autori, editor, agenti, traduttori, illustratori, promoter, uffici stampa, Influencers, librai: una intera filiera che svolge un lavoro nascosto e indispensabile per tutti coloro che amano i libri. Confrontarsi con le loro storie, la loro visione, è ciò che ci piace.

Mariangela Cofone: bolognese, laureata in Scienze Politiche con indirizzo Comunicazione e Marketing, ha conseguito un Master in Relazioni Internazionali. Diplomata in Musica Jazz (Canto) presso il Conservatorio G.B. Martini, ha calcato palchi prestigiosi come il Tuscia in Jazz Festival e il Teatro Manzoni di Bologna.
Dopo una carriera nella musica, si è specializzata in Social Media Marketing e ha intrapreso un percorso professionale nel mondo dell’editoria, arrivando a fondare un blog letterario, THE WEE SMALL BLOG. Collabora con le principali case editrici italiane e con librerie, intervistando scrittori e giornalisti in occasione delle presentazioni dei loro libri.
Ha fondato il gruppo di lettura #GliAmbasciatoriDeiLibri, condotto da autori e autrici in collaborazione con le Librerie.coop Ambasciatori di Bologna e la scrittrice Grazia Verasani.
Social Media Manager freelance e socia di Indici Opponibili, un’agenzia che si occupa di creatività e interattività digitale, scrive per la rivista di critica letteraria Satisfiction, ideata da Gian Paolo Serino, e per TheBookAdvisor, fondata dal giornalista Alessandro Oricchio.
Una bio davvero ricca che affonda nel mare magnum delle storie e del modo differente di condividerle. Dalla politica internazionale, al canto, ai libri, com’è avvenuta questa transazione?
MARIANGELA COFONE:«Dopo il liceo classico, ho scelto di studiare Scienze Politiche perché desideravo diventare una giornalista. Ma non tutti i percorsi sono lineari, e la vita a volte ci porta su strade inaspettate. Dopo il Master, ho svolto uno stage a Bruxelles presso la sede della Regione Emilia Romagna e ho cercato di avviare una carriera nel giornalismo. Alla fine, però, mi sono ritrovata a lavorare come assistente manager in una multinazionale. Quel lavoro non mi rispecchiava, non rifletteva i miei principi, e così ho deciso di lasciarlo, nonostante avessi un contratto a tempo indeterminato.
È stato un salto nel vuoto, ma con un paracadute: mi ero appena diplomata in Musica Jazz, una delle mie grandi passioni, e ho scelto di dedicarmi al mondo della musica. Questo lavoro, che mi permetteva di mantenermi, di esprimere autonomia, libertà e creatività, è stato il mio percorso per dieci anni.
Ad un certo punto, però, ho capito che questa fase della mia vita si era esaurita e che non mi rendeva più felice. È stato un momento di profondo cambiamento e di riflessione sulla mia vita. Ammettere, a me stessa prima e davanti agli altri poi, che ciò in cui avevo investito tempo e sacrifici non era più il mio posto è stato difficile, ma necessario. Sapevo che c’era altro che mi aspettava e che mi avrebbe fatto sentire realizzata, anche se non sapevo ancora cosa fosse.
E così, nella notte tra il 18 e il 19 settembre del 2019, ho deciso di aprire il mio blog. Ho iniziato a scrivere e condividere recensioni di libri, riscoprendo la mia passione per la scrittura, che avevo chiuso in un cassetto per troppo tempo. Da quel momento, tutto è cambiato.
Ho ripreso gli studi specializzandomi in Social Media Marketing, lavorando quotidianamente al blog. Ben presto sono arrivate le prime collaborazioni con case editrici, scrittori e uffici stampa. Il blog è cresciuto rapidamente, e con esso anche le richieste di lavoro come Social Media Manager.
Finalmente avevo trovato il mio posto.»
Parli di libri in tante diverse modalità, dai post sui social, ai video su You Tube, alle recensioni scritte… quale ti si addice e ti soddisfa di più?
M.:«L’attività che mi regala le emozioni e le soddisfazioni più grandi è scrivere recensioni e vederle pubblicate. Sapere che le mie parole possono arrivare alle persone, toccare corde profonde, ispirare uno sguardo diverso sulla realtà, emozionarle o far loro scoprire qualcosa di nuovo è un’esperienza meravigliosa, quasi adrenalinica.
La scrittura mi permette di scoprire ogni volta una parte nuova di me, di approfondire il senso delle cose del mondo e condividerlo. È per questo che ho iniziato a collaborare con riviste letterarie, e mi piacerebbe farlo sempre di più.
Anche i contenuti video o i post sui social, però, rappresentano una forma di scrittura per me: richiedono la creazione di un copy capace di coinvolgere. È solo una modalità diversa, più immediata, ma altrettanto creativa e stimolante.»

La lettura si sta rivelando man mano sempre più una passione che si amplifica se condivisa in gruppi di lettura. Gli Ambasciatori dei Libri risponde a questa esigenza, me ne vuoi parlare?
M.:«Quella della lettura è un viaggio personale e intimo. È un’esperienza urgentemente solitaria che ci connette con la nostra umanità e ci trasforma. Quando vissuta nei gruppi di lettura, può diventare un momento di profondo scambio e un importante esercizio di democrazia. È un’opportunità per mantenere una lettura regolare, superare la procrastinazione e dedicare tempo di qualità ai libri. È un’occasione per aprirsi alle proprie emozioni, imparare a comunicarle e a raccontare la propria storia attraverso quelle scritte da altri.
La lettura condivisa insegna ad ascoltare, migliora l’espressione personale e favorisce una crescita culturale e umana.
Queste sono le considerazioni che mi hanno portato a proporre il progetto de #GliAmbasciatoriDeiLibri alle Librerie.coop Ambasciatori di Bologna, dove ho ricevuto una calorosa ed entusiastica accoglienza. Le mie idee, unite a quelle del team della libreria e della scrittrice Grazia Verasani, hanno dato vita a un gruppo di lettura sui generis, condotto da autori e autrici che propongono libri non propri, ma di scrittori e scrittrici che hanno segnato il loro percorso. È un progetto a cui tengo moltissimo, e ogni volta mi commuovo e sorprendo nel vedere come la lettura abbia il potere di unire le persone.
I libri, per me, sono anche questo: incontro. Con il mio blog è stato così, e desideravo portare questa mia visione dal mondo online all’offline, creando qualcosa di bello e utile per la mia città. Dal mondo dei social ho sentito il bisogno di attivarmi sul territorio, di incontrare e far incontrare le persone attraverso la bellezza della letteratura.»
Il tuo impegno nel promuovere la lettura e la cultura, in quali altre vie si articola?
Mariangela Cofone:«Spesso mi viene chiesto di fare da relatrice alle presentazioni di libri, un’attività che amo moltissimo. Leggo il libro e preparo un’intervista da utilizzare come traccia. Ciò che rende questa esperienza speciale, e che forse mi porto dietro dal jazz, è un approccio fatto di improvvisazione e interplay con il mio interlocutore. Mi piace che il dialogo nasca dall’ascolto reciproco, dall’interazione del momento, più che da un percorso preimpostato o troppo rigido.
Preparare l’intervista è fondamentale: il mio ruolo è guidare la conversazione per valorizzare al meglio l’autore e il libro, ma trovo altrettanto importante lasciare spazio alla spontaneità, alle sorprese che emergono nel qui e ora. Ricerco sempre una commistione tra struttura e libertà, tra preparazione e creatività, per cercare di dare vita a un dialogo che sia il più possibile autentico e coinvolgente.
È come scrivere una recensione sul momento, solo che le parole scaturiscono da un dialogo con l’autore e dalle vibrazioni della platea. È un po’ come ritrovarmi su un palco a cantare uno standard jazz: la materia sono le emozioni e ogni volta è un’esperienza unica e irripetibile.»
I social sono il perno attorno a cui ruota un preciso intento di diffondere la lettura, svecchiando un antiquato approccio troppo borioso e accademico. Quanto è fondamentale saper sfruttare bene l’odiassimo Algoritmo? Svelami un espediente che potremmo usare tutti 😉
Mariangela Cofone:«Conoscere la piattaforma, seguirne gli aggiornamenti e i trend, e comprendere come funziona l’algoritmo è sicuramente fondamentale per crescere sui social, ma non è tutto. Da quando ho creato il blog, ho sempre pensato che il modo migliore per comunicare sui social fosse non lasciarsi troppo condizionare dalle esigenze dell’algoritmo.
L’aspetto più importante, secondo me, è concentrarsi sul valore del messaggio che vuoi trasmettere, partendo dalla motivazione che ti spinge a fare quello che fai: creare contenuti di qualità, guidati dalla passione, che siano utili e autentici per il tuo pubblico. I follower arriveranno di conseguenza. Quando ci si focalizza solo sui numeri – come aumentare follower e visualizzazioni – si rischia di perdere di vista ciò che vuoi comunicare davvero.
Sul piano più “tecnico”, è utile pubblicare stories quotidianamente, puntando sullo storytelling e sull’umanizzazione della comunicazione. Creare empatia è cruciale, così come variare i contenuti: alternare reels di durata diversa, caroselli, e ogni tanto condividere qualcosa di più leggero, come un meme. È altrettanto importante non prendersi troppo sul serio – un sorriso fa bene a tutti!»
Il lato oscuro delle recensioni. Tanti sono i modi d’intendere il giudizio su un libro letto. ilRecensore.it ha nel suo DNA una feroce propensione per la verità. Quanto è difficile dare al lettore un #ConsiglioDiLettura veramente onesto? La dinamica che si instaura tra Influencer e CE corrode l’imparzialità necessaria per costruire una recensione equa?
Mariangela Cofone:«L’autenticità del giudizio e la trasparenza sono fondamentali nel mio lavoro. Il rispetto della mia community e l’onestà verso di essa viene prima di qualsiasi collaborazione. La lettura è un’esperienza profondamente soggettiva: anche un buon libro può non piacere a tutti. Dipende dai gusti, dalla predisposizione del momento, dalla scrittura dell’autore, dalla storia e da tante altre variabili.
Ciò che conta davvero è essere sinceri nel trasmettere il proprio vissuto di lettura, perché al lettore questo arriverà. Quando recensisco libri inviati dalle case editrici, c’è sempre da parte mia una selezione preliminare, sia della casa editrice che del libro. Accetto proposte che ritengo di qualità e che siano in linea con i miei gusti letterari. Questo filtro mi consente di lavorare su testi che, per quanto possano avere aspetti più o meno riusciti, partono comunque da una buona base.
Mi concentro maggiormente sulle emozioni che il libro mi trasmette e su quanto riesca a innescare, anche solo in minima parte, una trasformazione in me. Non esiste il libro perfetto, ma distinguo tra difetti oggettivi e soggettivi. Se riscontro problemi oggettivi, non ho difficoltà a segnalarli. Tuttavia, scremando a monte, è raro che mi arrivino libri con problemi significativi.
Per quanto riguarda gli aspetti soggettivi, preferisco non influenzare troppo il lettore e focalizzarmi sul messaggio del libro e su come questo riverbera in me. Ciò a cui aspiro è incuriosire, accendere in chi mi legge e segue la scintilla del desiderio di scoprire quel libro. Ogni storia diventa un’occasione per aprire uno squarcio sul mondo. Le mie recensioni hanno sempre un taglio giornalistico, perché considero ogni libro un dono, capace di regalare qualcosa di unico.
Il mio obiettivo è far sì che ogni recensione che scrivo diventi una finestra su un universo interiore, lasciando a ognuno la possibilità di vivere quella storia a modo proprio. Trovo questo aspetto affascinante, perché profuma di libertà.»
Parliamo di soddisfazioni, quelle che arrivano dopo tanto lavoro e tanta passione, la più sorprendente per te quale è stata?
M.:«Il blog mi ha regalato molte soddisfazioni e mi ha fatto vivere momenti indimenticabili, ma la più grande è stata ricevere un messaggio su WhatsApp da un amico e giornalista che stimo moltissimo, pochi minuti dopo aver pubblicato su Facebook la mia recensione di Patrimonio di Philip Roth. Era un gesto autentico, spontaneo e pieno di affetto: mi faceva i complimenti per la recensione. In quel momento mi sono sentita nel posto giusto, felice e apprezzata per le mie parole. È stato un momento bellissimo, che non dimenticherò mai.»
Il BookTok sta spopolando e conquistando spazio anche sulla carta stampata, riuscendo ad avvicinare alla lettura anche i giovanissimi. È una moda, una bolla di sapone, oppure stiamo finalmente sdoganando la cultura, rendendola più fruibile a tutti?
M.:«Ci si lamenta spesso che le persone leggono poco. Se i social possono diventare un mezzo per diffondere cultura e invogliare alla lettura, perché no? I social vengono spesso demonizzati, e sicuramente vanno usati con consapevolezza, ma hanno anche tanti lati positivi: tutto dipende da come li utilizziamo. La cultura deve essere accessibile a tutti, e se i social contribuiscono a questo obiettivo, non posso che esserne favorevole.
Quando ero adolescente, il BookTok non esisteva, non si parlava di tante cose e non c’era la stessa facilità di accesso alla conoscenza che abbiamo oggi. Credo che questa sia una grande opportunità: sta a noi saperla sfruttare in modo positivo ed edificante.»
L’ultimo libro del filosofo pop Byung-Chul Han, La crisi della narrazione, sostiene che la nostra epoca sta vivendo la mercificazione delle storie; siamo passati dalla prassi narrativa, quella lenta e riflessiva dei grandi classici, al moderno e consumistico storytelling. La narrativa si deve adeguare all’efficientismo odierno o deve rimanere il regno incantato in cui perdersi per poi ritrovarsi?
Mariangela Cofone:«Credo che ogni epoca ci insegni qualcosa e che ogni forma d’arte o di espressione sia il riflesso del tempo in cui nasce. Le storie, anche quelle moderne, possono dirci molto di noi stessi e del periodo storico che stiamo vivendo. Fortunatamente, i libri non hanno una data di scadenza: possiamo sempre rifugiarci nei grandi classici quando sentiamo il bisogno di lentezza e di una profondità diversa.
Tuttavia, è altrettanto importante vivere nel qui e ora, guardarci attraverso lo specchio del nostro tempo per comprenderci fino in fondo: nelle nostre bellezze, nelle nostre contraddizioni e persino in ciò che, forse, rimarrà incomprensibile.»
Un sogno a occhi aperti: Mariangela Cofone tra dieci anni …
M.:«È una Mariangela che pubblica le sue recensioni su riviste e quotidiani, magari con quel patentino da giornalista in tasca. Comunque vada, sarà una Mariangela che avrà il cuore pieno di storie e sicuramente non saprà più dove mettere i libri! 🙂»

Cosa hai sul tuo comodino da leggere in questo momento?
M.:«Il mio comodino ormai è sommerso dai libri: quelli da leggere, quelli in sospeso ma da riprendere, e quelli che ho terminato e che non riesco a lasciar andare. Leggo molto la sera a letto, ma anche di notte, quando nel silenzio riesco a percepire meglio la vibrazione di ogni parola.
Ecco cosa c’è sul mio comodino: I racconti di Franz Kafka, Rami Secchi di Mario Soldati, Sessanta Racconti di Dino Buzzati, Una donna di Sibilla Aleramo, Hypnos, rivista di cultura weird e fantastica, Chi ha ucciso Anna Karenina di Nadia Fusini, Rebecca, la prima moglie, L’orrore letterario di Orazio Labbate…
L’albergo stregato di Wilkie Collins, Oltre il Maschio di Alessandro Cadente, IFalik di Francesco Grandis, Lavoro senza fine di Irene Dora, Uomini e topi di Steinbeck, Le notti di Salem di Stephen King, e Il figlio di due madri di Massimo Bontempelli.
Come puoi immaginare, non potrei mai fare a meno del mio comodino! 🙂 »
Grazie mille Mariangela!