Eravamo lupi: Gli ululati di dolore di Collette
Sinossi
Liam è un cacciatore, abita in una capanna di legno, si procura da vivere mettendo trappole e seguendo le piste della selvaggina nei boschi di montagna, concia pelli, forgia coltelli, è abituato all’immensità della natura, alla solitudine e al silenzio.
La sua vita viene sconvolta quando un orso uccide la moglie. Il figlioletto si salva, ma Liam non può certo portarselo dietro nella foresta: appostamenti e bivacchi non sono cose per un bambino, sarebbe un rischio per il piccolo e un intralcio per l’adulto. Disperato, decide quindi di affidarlo a qualcuno che se ne possa occupare.
Con quest’intento padre e figlio intraprendono un viaggio a cavallo che dalla montagna li porterà in pianura, in città, sulle rive di un lago misterioso e infine di nuovo nella foresta, un viaggio pieno di sorprese in cui niente andrà come previsto…
Recensione
Che succede se un padre si ritrova da solo a occuparsi del proprio figlio? E se quel figlio fosse stato fino a quel momento un essere sconosciuto, un “affare” della madre? Ruota attorno a queste domande “Eravamo lupi” di Sandrine Collette.
Liam è un cacciatore, cresciuto a botte e alcool, da sempre più bravo a gestire le trappole per gli animali che le emozioni. Un giorno si ritrova privato dell’amata moglie, Ava, uccisa da un orso, con un figlioletto di cinque anni, Aru, sopravvissuto solo perché la madre lo aveva protetto con il suo corpo dall’attacco dell’animale.
Liam non ci pensa due volte: deve lasciare casa, mettersi in cammino con il figlio per affidarlo a qualcuno che possa prendersene cura. La montagna, con le sue asperità, non è un posto adatto a un bambino. Inizia così il loro viaggio, prima verso gli zii, e, dopo aver ricevuto un rifiuto da parte di questi, di ritorno verso casa.
Il racconto de Eravamo lupi segue passo passo il loro viaggio attraverso le parole (poche), i pensieri e i silenzi (tanti) di Liam: il punto di vista è il suo, quello di un uomo ruvido, cresciuto ad alcool e botte, ammaestrato dalla Natura.
Allude alla sua selvatichezza il titolo del libro: in una delle scene più immaginifiche del libro, padre e figlio ululano come lupi, come a voler ristabilire un legame con quella stessa Natura che, sotto forma di un orso, aveva strappato loro Ava.
I due si parlano a stento, sono le riflessioni di Liam a fare rumore, la sua mente non arretra di fronte all’indicibile: “La presenza del marmocchio non mi dà sollievo e non mi consola. La sera, accanto al fuoco, lo guardo e mi chiedo cosa faccia qui, non è il suo posto. Senza Ava, lui da solo non ha senso”.
Passano i giorni, e la sua rabbia si acuisce: “L’ometto che cavalca nella mia scia è diventato un rivale, non so bene di cosa, ma è così che lo sento”.
E poi, se gli capitasse un incidente in mezzo alle montagne, come potrebbe aiutarlo quell’esserino?
“Aru segna la nascita della paura nella mia testa, e quando cominci ad avere paura sei come un deficiente con una lancia in mano sotto il temporale, attiri la folgore”.
Con il prosieguo del cammino e il dipanarsi dei pensieri, conosciamo meglio la rabbia di Liam, la comprendiamo, il vero bersaglio non è il figlio: “Ce l’ho con la terra, la vita, il mondo. Giuro che gli farò la pelle, al mondo, poi la tenderò su un telaio, la raschierò fino a toglierle l’ultima briciola di carne e la esporrò davanti a casa mia perché si sappia qual è la sorte di chi mi fa del male”.
Difficile non empatizzare con questo rude cacciatore: in fondo, ha perso tragicamente la donna amata e si ritrova, suo malgrado, a rivestire un ruolo che non ha scelto. Il suo destino sembra segnato finché un imprevisto non lo rende fragile, incapace di occuparsi di se stesso.
A quel punto sarà Aru a fargli da padre, rivelando una maturità che solo le difficoltà della vita riescono a far emergere.
Come in ogni viaggio dell’Eroe che si rispetti (e questo romanzo ne ricalca i topoi), il protagonista, dopo aver attraversato innumerevoli sfide, ne esce trasformato. Più fragile, quindi più umano. Una riconciliazione con se stesso e con il figlio diviene ora possibile.
Quel dolore, che aveva alzato un muro di incomunicabilità tra i due, diventa ora il collante del loro legame.
Titolo: Eravamo lupi
Autrice: Sandrine Collette
Editore: edizioni E/o
Genere: narrativa contemporanea – Natura
Autrice
Sandrine Collette vive nel Morvan. Tra i suoi numerosi romanzi ricordiamo Resta la polvere, Dopo l’onda, E sempre le Foreste, che ha vinto il Prix du Livre France Bleu PAGE dei librai 2020, il Grand Prix RTL Lire e il Prix de La Closerie des Lilas, e Eravamo lupi.