C’era la luna: il ritratto di un’epoca, un paese e un modo di vivere.
Sinossi
Roma, 1967. Sara Mei è stanca di essere una bambina. La terra di mezzo del ginnasio, su cui è appena approdata, già non le basta piú. Il suo sguardo punta dritto ai piani superiori della scuola, dove ci sono le classi del liceo. Ad affascinarla è soprattutto un gruppo di ragazze spavalde, portatrici di una femminilità che ancora non conosceva: una femminilità non rassicurante. Una di loro ha un fratello, Saverio. È bello, colto, impegnato: impossibile non innamorarsene, anche se lui sembra sempre perso in pensieri immensi, o sospeso fra le note del suo pianoforte. Coraggiosa, piena di ironia, Sara si butta senza rete nel vortice di cambiamento che travolge la società. Passa senza sosta dal Piper ai cineforum, dalle prime impacciate esperienze con i maschi ai contrasti familiari, soffre e gioisce insieme alle amiche. Vive una stagione irripetibile, diverte, si diverte, sboccia. E arriva il 1969. Un anno incredibile, il 1969. Per il mondo è l’anno dello sbarco sulla luna, per Sara quello in cui si scopre grande, per una generazione, la sua, quello in cui le illusioni si sbriciolano nel fragore di una bomba.
Recensione
Ci sono libri che raccontano storie e altri che, invece, aprono porte dentro di noi.
C’era la luna, il nuovo romanzo di Serena Dandini, appartiene senza dubbio alla seconda categoria. Con la sua penna elegante e irresistibile, la scrittrice, conduttrice e autrice televisiva dà vita a un racconto che non è solo un viaggio nella giovinezza della protagonista, ma anche un ritratto vivido di un’epoca, di un paese e di un modo di essere.
La protagonista della storia è Sara Mei, un’adolescente che varca la soglia del liceo Ginnasio, un microcosmo che è al tempo stesso arena e rifugio, palcoscenico di trasformazioni interiori ed esperimenti di identità. È qui che la sua esistenza inizia a plasmarsi, giorno dopo giorno, attraverso incontri e scoperte che lasciano tracce indelebili. L’adolescenza, d’altronde, è una terra di confine, un equilibrio fragile tra chi si era e chi si diventerà, un’età in cui ogni emozione è assoluta e ogni esperienza sembra avere il potere di ridefinire il mondo.
In questa fase delicata della sua crescita, Sara Mei conosce Bebe Sforza, che con la sua magrezza naturale e il privilegio di abitare nella parte più elegante del quartiere incarna un’idea di perfezione sfuggente; Violante Rossi, descritta come “la quintessenza della modernità”, emblema di un futuro che corre veloce; e infine Lola Saint-Just, la cui chioma folta e ribelle sembra già un manifesto di identità.
Sono amicizie che, come accade in quegli anni, diventano immediatamente fondamentali, fatte di sguardi, alleanze tacite, piccoli tradimenti e lealtà incrollabili.
Ma tra tutte le persone che incrociano il cammino di Sara, una su tutte lascerà un segno profondo: Saverio. Un ragazzo dall’animo complesso, assorto in dilemmi che sembrano usciti da una tragedia shakespeariana, colto e distante, capace di accendere in lei quel primo vero sentimento che confonde e illumina, che turba e trascina. L’amore, in fondo, è uno degli elementi che segnano il passaggio all’età adulta: è attraverso il desiderio, l’attesa e l’idealizzazione che si scopre una parte di sé rimasta fino a quel momento inesplorata.
Un romanzo di formazione e di memoria
Ma C’era la luna non è solo il racconto di una crescita individuale. È anche uno sguardo lucido e appassionato sull’Italia di quegli anni, su una società in cui i concetti di famiglia, amore e libertà erano ancora stretti in regole non dette, in convenzioni soffocanti.
“La separazione a casa mia era considerata un delitto, qualcosa di cui si doveva parlare a bassa voce” racconta la Dandini attraverso le parole della protagonista. Era un tempo in cui la dissoluzione di un matrimonio era uno scandalo, un’onta da nascondere, e in cui la fisicità esibita, soprattutto da una donna, era vista con sospetto, da condannare.
Questo romanzo non si limita a narrare una storia personale, ma diventa una riflessione sociale su un’Italia che faticava ad aprirsi al cambiamento, su una cultura in cui l’apparenza contava più della sostanza, e dove crescere significava spesso lottare contro aspettative rigide e predeterminate.
Ciò che rende il libro un’esperienza coinvolgente è lo stile inconfondibile della Dandini. La sua scrittura è un vortice che trascina, un soffio leggero che accarezza, ma anche una lama sottile che incide. Con una penna brillante e vivace, l’autrice riesce a bilanciare leggerezza e profondità, tratteggiando con ironia e delicatezza i turbamenti dell’adolescenza e le contraddizioni di un’epoca.
Leggere C’era la luna significa tornare a quell’età fragile e potente, significa ricordare cosa voglia dire sentirsi in bilico tra ciò che si è e ciò che si sogna di diventare.
È un romanzo che parla a tutti, perché tutti, almeno una volta, hanno avuto il cuore trafitto da un amore impossibile, hanno cercato di decifrare il codice segreto dell’amicizia o hanno sentito su di sé il peso delle aspettative altrui.
Con questa nuova opera, Serena Dandini si conferma non solo una straordinaria narratrice, ma anche un’attenta osservatrice dell’animo umano.
C’era la luna non è soltanto un racconto di formazione: è un viaggio attraverso il tempo, un dialogo tra passato e presente, un romanzo che lascia il segno come un ricordo prezioso che torna a brillare, proprio come la luna nel cielo delle notti d’estate.
Titolo: C’era la luna
Autrice: Serena Dandini
Editore: Einaudi
Genere: romanzo di formazione, autobiografia
Autrice
Serena Dandini è autrice, conduttrice televisiva e scrittrice. Tra i suoi libri, tutti best seller, Dai diamanti non nasce niente. Storie di vita e di giardini (Rizzoli 2011), Ferite a morte (con Maura Misiti, Rizzoli 2013), Avremo sempre Parigi. Passeggiate sentimentali in disordine alfabetico (Rizzoli 2016), Il catalogo delle donne valorose (Mondadori 2018), La vendetta delle Muse (HarperCollins 2023). Per Einaudi ha pubblicato La vasca del Führer (2020 e 2022) e Cronache dal Paradiso (2022 e 2023).