Noia terminale
SINOSSI
In un pianeta dove gli uomini sono confinati in una zona marginale, le donne godono dei frutti di un’utopia lesbo-matriarcale, finché la fuga di un ragazzo ribalta violentemente gli equilibri. In un’altra visione del futuro, il controllo delle nascite passa attraverso la criogenesi di cittadini estratti a caso, cui viene data la possibilità di vivere nei sogni di una persona prescelta.
E ancora, elettrodi impiantati nel cervello di corpi apatici danno sollievo a giovani atrofizzati dalla tirannia della noia e delle dipendenze, mentre i membri dell’ultima famiglia sopravvissuta sul pianeta si esercitano a comportarsi come terrestri, cambiando all’occorrenza ruolo di genere. La scrittura caustica di Suzuki Izumi esplora il lato più oscuro e tormentato dell’essere umano, in sette racconti intrisi di un’alienazione decadente.
Primo volume di una trilogia che introduce in Italia un’opera di culto, Noia terminale è un caleidoscopio di immagini anticonformiste e provocatorie per una graffiante opera di fantascienza speculativa.
RECENSIONE
Per apprezzare a pieno un’opera, talvolta capita che sia necessario dare un’occhiata alla storia del libro che ci si accinge a leggere. In questo caso tale storia, e la stessa vita dell’autrice, la dicono lunga su quello che ci aspetta non appena sollevata la futuristica copertina (com’è caratteristico della collana Asia dello stesso editore, curatissima).
Suzuki Ikumi è una delle poche autrici alle quali è stato permesso di consacrarsi in un mondo prettamente maschile, quello della fantascienza giapponese.
Tutto ciò appare ancora più degno di rilievo, considerando la storia di Ikumi, personaggia nello scenario controculturale negli anni ‘70, attrice e, infine, donna dalla biografia tragica, che culminerà con il suicidio davanti agli occhi della figlia, a soli 36 anni.
I sette racconti contenuti in questa selezione, tutti scritti tra gli anni ’70 e 80’, hanno visto la prima distribuzione commerciale in Occidente solo nel 2021, grazie alla casa editrice indipendente e radicale Verso.
L’interesse per le tematiche di genere, i legami e l’isolamento sociale, l’incomunicabilità, le conseguenze ultime della tecnologia, la salute mentale e l’uso e abuso di sostanze, unito all’ambientazione sci-fi di stampo distopico, rendono il volume Noia terminale, straordinariamente attuale, considerata la distanza temporale che ci separa dai tempi in cui i racconti sono stati ideati.
La questione femminile è ben evidente sin dal primo racconto, Un mondo di donne e donne, inserito in una realtà parallela, in cui gli uomini, pressoché estinti (alcuni potrebbero ricordare l’articolo, di recente pubblicazione, sulla futura ipotizzabile scomparsa del cromosoma Y), sono rinchiusi in “zone di residenza speciale”, ovvero campi di concentramento.
La società esterna, interamente composta da donne, vive nel ricordo spaventoso del mondo capitalista e patriarcale che tali aberrazioni (così è considerato il genere maschile) avevano creato. Le molteplici conclusioni di tale racconto, tuttavia, sono contrastanti e spingono il lettore a una riflessione critica sui ruoli di genere e sulle conseguenze che essi hanno nella società.
Il tema della dipendenza da sostanze ricorre in più racconti, come Fumo negli occhi e Dimenticato, ed è spesso considerato come fattore trasformante dei rapporti interpersonali. L’autrice, data l’esperienza diretta di un tale argomento, riesce a riferirvisi in modo credibile e mai paternalistico.
La dimensione onirica, presente nelle atmosfere di tutti i racconti, prende forma concreta in You may dream, dove, alla necessità di “crioconservare” alcuni cittadini estratti casualmente, nell’ottica di porre un argine al sovrappopolamento, si affianca la possibilità di permettere loro di continuare a vivere nei sogni delle persone che li hanno conosciuti.
L’ultimo racconto, che dà il titolo all’intera raccolta, ci presenta uno spaccato di una società popolata da giovani abulici, dalle percezioni sensoriali attutite, che confondono il limite tra ciò che succede nella vita reale e ciò che viene semplicemente osservato su uno schermo.
L’unico modo per sfuggire parzialmente alla cupa e fredda disperazione di questa vita a metà, è abbandonarsi a tremendi attimi di violenza, vissuti come veri nella misura in cui “sembra di essere in una serie tv”, oppure cedere a un mondo che spinge a divenire quanto più possibile apatico, passivo e (tele)dipendente.
L’analisi straordinariamente profetica della realtà da parte di Suzuki Ikumi non si ferma dinnanzi a numerose altre tematiche di stampo sociale, tra cui il razzismo e l’imperialismo.
La distanza del mondo da essa creato, popolato di alieni e macchinari futuristici, permette un occhio critico sul nostro presente, investendo questa breve opera della responsabilità civile di cui sono permeati volumi dello stesso genere ben più celebrati e diffusi.
La narrazione concreta e la prosa asciutta, ottimamente tradotte, calate in racconti onirici, visionari, spesso quasi allucinati, creano un effetto straniante e vorticoso, che rende impossibile staccarsi dal libro prima di averlo terminato.
La sensazione che lascia al lettore, attonito, che lo termina è di una nostalgia per un tempo migliore, precedente ma imprecisato, forse proprio perché mai vissuto.
Non rimane che augurare al lettore di immergersi in questo universo parallelo e fortemente realistico di Noia terminale, salvo poi riuscire ad uscirne con la voglia di opporsi al cambiamento che, in una certa misura, potrebbe volerci portare nella direzione vaticinata da Suzuki Ikumi.
Titolo: Noia terminale
Autore: Suzuki Izumi
Editore: add editore
Genere: controcultura, distopia, fantascienza
Traduzione: Ozumi Asuka
AUTORE

Suzuki Izumi (1949-1986) è stata un’icona della controcultura e una pioniera della fantascienza giapponese. Ha lavorato come attrice per registi del calibro di Terayama Shūji e Wakamatsu Kōji, e come modella per il fotografo Araki Nobuyoshi, le cui foto sono raccolte nel volume Izumi, This Bad Girl. Le sue opere sono spesso paragonate a quelle di Ursula K. Le Guin, Octavia E. Butler, Philip K. Dick e Anna Kavan. Si è tolta la vita a trentasei anni.